Tommaso da Modena a Treviso: 700 anni dal genio che dipinse gli occhiali prima del Rinascimento
Un paio di occhiali, un libro aperto e un uomo intento a leggere. A prima vista potrebbe sembrare una scena ordinaria. Eppure è stata dipinta nel 1352, più di un secolo prima dell’inizio convenzionale del Rinascimento.
Siamo a Treviso, nella Sala del Capitolo dell’ex convento domenicano di San Nicolò. L’uomo raffigurato è il cardinale Ugo di Provenza e l’autore dell’affresco è Tomaso da Modena, uno dei protagonisti più originali della pittura italiana del Trecento.
Quell’immagine è considerata la più antica rappresentazione pittorica conosciuta di una persona che indossa un paio di occhiali. Un dettaglio apparentemente piccolo che oggi rende Treviso protagonista anche di una curiosa pagina della storia della cultura materiale europea.
Nel 2026, a 700 anni dalla nascita del pittore, la città torna a guardare al suo Trecento e a un artista capace di rappresentare uomini, gesti ed emozioni con una sorprendente attenzione alla realtà.
Chi era Tomaso da Modena?
Nonostante il legame profondissimo con Treviso, Tomaso nacque a Modena tra il 1325 e il 1326. Figlio del pittore Barisino de’ Barisini e formatosi nell’ambiente artistico emiliano, arrivò a Treviso ancora giovane: i documenti ne attestano la presenza in città dal 1349 e testimoniano un soggiorno che sarebbe proseguito per diversi anni.
Fu proprio qui, che realizzò alcune delle sue opere più importanti.
La sua pittura si distingue per un tratto particolarmente moderno: l’attenzione verso le persone. I protagonisti non appaiono come figure astratte e immobili, ma sembrano individui reali.
Leggono, scrivono, pensano. Sono concentrati, assorti, talvolta quasi sorpresi. Accanto a loro compaiono libri, penne, calamai, leggii e piccoli oggetti quotidiani.
È uno sguardo curioso sull’umanità, che rende le sue opere ancora oggi straordinariamente vicine a chi le osserva.
A San Nicolò, quaranta uomini immersi nello studio
Per incontrare uno dei capolavori di Tomaso bisogna raggiungere il complesso di San Nicolò, uno dei luoghi più affascinanti della Treviso medievale.
Nel 1352 il pittore firmò il grande ciclo della Sala del Capitolo dell’ex convento domenicano: una sequenza di quaranta illustri personaggi dell’Ordine domenicano, ciascuno rappresentato all’interno del proprio spazio di studio.
A rendere il ciclo eccezionale non sono soltanto le dimensioni o l’importanza dei personaggi raffigurati. È soprattutto la varietà dei gesti.
C’è chi legge, chi scrive, chi medita su ciò che ha appena studiato. Ogni figura possiede una propria fisionomia e una propria personalità. Lo spazio si riempie di oggetti legati al sapere e alla scrittura, trasformando la parete in una sorprendente fotografia della vita intellettuale medievale.
Ed è proprio qui che si trova il dettaglio diventato celebre in tutto il mondo.
Gli occhiali che hanno attraversato sette secoli
Tra i personaggi dipinti compare Ugo di Provenza, intento nella lettura con un paio di occhiali appoggiati sul naso.
Oggi può sembrare un particolare quasi insignificante. Nel 1352 non lo era affatto.
Gli occhiali erano un’invenzione relativamente recente, sviluppatasi tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Fonti storiche ricordano come già alla fine del Duecento nell’area veneziana si distinguesse tra lenti d’ingrandimento e veri e propri “occhiali da occhi”.
Tomaso non inventò quindi gli occhiali. Fece però qualcosa che, con il passare dei secoli, sarebbe diventato altrettanto importante per raccontarne la storia: li dipinse.
Il suo Ugo di Provenza è considerato la più antica rappresentazione pittorica conosciuta di una persona che li indossa.
Non è soltanto una curiosità. Quel piccolo oggetto racconta bene l’approccio di Tomaso alla pittura. Il maestro osservava il proprio tempo e introduceva nelle immagini dettagli concreti della vita quotidiana.
Sette secoli dopo, proprio quegli occhiali continuano ad attirare lo sguardo.
Non solo gli occhiali: il Trecento di Tomaso a Treviso
Limitare Tomaso da Modena al celebre dettaglio degli occhiali sarebbe però riduttivo.
Treviso conserva altre testimonianze fondamentali della sua attività. Tra queste figurano gli affreschi con le Storie di Sant’Orsola, originariamente realizzati per la chiesa di Santa Margherita e oggi conservati nel Museo di Santa Caterina, oltre ad altre opere legate al suo periodo trevigiano.
Il rapporto tra il pittore e la città permette così di costruire un vero itinerario nella Treviso del XIV secolo.
Una Treviso diversa da quella rinascimentale o veneziana che siamo più abituati a immaginare: città di conventi, commerci, cultura e vivacità artistica, inserita nelle grandi correnti che attraversavano l’Europa medievale.
Seguire le tracce di Tomaso significa quindi andare oltre il singolo capolavoro e provare a leggere il centro storico con occhi diversi.
2026: Treviso celebra i 700 anni dalla nascita
Proprio questo legame è al centro delle celebrazioni organizzate nel 2026.
Con “700 anni di sguardi – Il Trecento a Treviso”, la città rende omaggio a Tomaso da Modena attraverso un programma di eventi, musica e spettacoli dedicati al pittore e ai capolavori della Treviso medievale.
Il calendario si sviluppa dal 23 settembre al 5 dicembre 2026 e nasce con l’obiettivo di accompagnare cittadini e visitatori alla riscoperta dell’artista e dell’atmosfera culturale del suo tempo. Gli appuntamenti annunciati dai Musei Civici sono gratuiti con accesso su prenotazione.
Non è soltanto una celebrazione anniversaria. È un’occasione per riscoprire un patrimonio che continua a dialogare con il presente.
Guardare Treviso con gli occhi di Tomaso
C’è qualcosa di particolarmente affascinante nel pensare che uno dei dettagli più curiosi della storia della pittura europea si trovi proprio qui.
Non all’interno di una grande scena celebrativa, ma sul volto di un uomo che legge.
Forse è proprio questo il modo migliore per avvicinarsi a Tomaso da Modena: osservare i particolari.
Entrare nella Sala del Capitolo, guardare i volti dei domenicani, cercare libri, penne e calamai. Fermarsi davanti a Ugo di Provenza e ai suoi occhiali. Poi continuare il viaggio attraverso la città, raggiungendo Santa Caterina e gli altri luoghi che raccontano il Trecento trevigiano.
Perché Tomaso non racconta soltanto l’arte medievale. Racconta persone che studiano, pensano, leggono e osservano il mondo.
Ed è forse per questo che, 700 anni dopo la sua nascita, il suo sguardo appare ancora così moderno.
Lasciati guidare dalle opere di Tomaso da Modena e scopri la Treviso medievale attraverso i suoi affreschi, i suoi luoghi d’arte e le iniziative dedicate ai 700 anni dalla nascita del maestro.

